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DEFCON outlet

AMERICAN SNIPER.....CHRIS KYLE TATTOO

AMERICAN SNIPER.....CHRIS KYLE TATTOO - DEFCON

questo era il tatuaggio direttamente sviluppato da CK e ricco di significati.;

la Rana rappresentata in scheletro simboleggia i SEALs caduti in azione, il Tridente è il simbolo di Nettuno, il dio dei mari,presente anche nel mitico fregio-Brevetto dei Seals, la piccola croce è a ricordo di un compagno di Kyle, RYAN JOB.

il tattoo era stato sviluppato dopo il congedo dai Seals di KYLE, -felicemente ritiratosi in una fattoria lavorando come farmer- quando ormai la vita nei ranch era da lui chiamata "heaven" (paradiso)..come riportato nel suo libro "AMERICAN SNIPER",
prima della sua tragica scomparsa nel Febbraio 2013.
Chris Kyle TATTOO !

This was the tattoo directly developed by ck and rich in meanings.;

The Frog represented in skeleton symbolizes the seals fallen in action, the trident is the symbol of Neptune, the God of the seas, also present in the LEGENDARY FRIEZE-patent of the seals, the little cross is in memory of a companion of Kyle, Ryan job.

The tattoo was developed after the leave from Kyle's seals,-happily retired to a farm working as farmer-when now life in the ranch was called " Heaven " (Paradise).. as reported in his book " American Sniper ",
Before his tragic disappearance in February 2013.

 

tratto dalla pagina facebook di DEFCON

- AMERICAN SNIPER

- CHRIS KYLE

- NAVY SEALs

 

SPETSNAZ KARATE !

SPETSNAZ KARATE ! - DEFCON

Сергей Бадюк !
Sergei Badyuk !

nonostante l'aspetto "truce" (che gli è valso per la parte in una decina di film d'azione) il russo Badyuk (di origine ucraina) è un superlaureato con MASTER acquisiti anche negli Stati Uniti in economia e commercio.

"pare" abbia frequentato la scuola superiore del KGB ('90-'95) a Mosca, facendo poi parte di forze speciali come il GRUil cui logo (con il pipistrello) sulla sua spalla sinistra spicca tra i vari tatuaggi sfoggiati con orgoglio.

il Karate da lui insegnato è un mix di Kyokushinkai (nonostate abbia tatuato anche il "pugno" del GOJU RYU) e "cattiverie" tipiche del combattimento sporco da metropoli russa,basato su un forte condizionamento fisico;

interessante il video (link postato sui commenti) con un saggio di Karate alla Badyuk,tra polvere,palazzoni in stile sovietico, makiwara spaccanocche,flessioni con il "rinforzino" e quanto altro atto ad irrobustire fisico e mente con un vero e proprio addestramento paramilitare..
SPETSNAZ KARATE:


Despite the "rude" appearance (which was worth it for the part in a dozen action films) the Russian Badyuk (of Ukrainian origin) is a superlaureato with master acquired also in the United States in economy and trade.

"it seems" has attended the KGB HIGH SCHOOL (' 90 -' 95) in Moscow, then part of special forces like the gruil which logo (with the bat) on his left shoulder stands out among the various tattoos brandished with Pride.

The Karate he taught is a mix of kyokushinkai (, also tattooed the " fist " of the goju Ryu) and " evil " typical of the dirty combat from Russian metropolis, based on a strong physical conditioning;

Interesting Video (link posted on comments) with a karate essay at badyuk, between dust, Soviet style blocks, makiwara spaccanocche, push-ups with the "reinforce" and how much more act to strengthen physical and mind with a real paramilitary training ..

 

tratto dalla pagina facebook di DEFCON

- SERGEI BADYUK

- KARATE RUSSIA

- SPETSNAZ

- KYOKUSHINKAI

INCURSORI DEL NONO COL MOSCHIN

INCURSORI DEL NONO COL MOSCHIN - DEFCON

" Ciao nella famosa foto del lancio su Beirut... 2 erano inc.para mar. Panzanera, poi diventato decano del nono e famoso istruttore dei GIS negli anni 70... Adesso 80enne, e il ten. Migliavacca . Qualche giorno dopo si lancio anche Nespoli... Che poi divenne astronauta."

questa la pregiatissima mail inviataci da Gianni D.G. in seguito al nostro post sul famoso ed inconografico (fu stampato anche su T shirt negli anni 80-90) "lancio su Beirut" durante il nostro primo intervento nella Terra dei Cedri come ITALCON.

trentanni di esperienza operativa e militare di altissimo rango collegano ed uniscono queste due belle immagini di Parà FOLGORE prima di un aviolancio in TCL militare come si evince dall'equipaggiamento utilizzato;

notare la doppia maniglia dell'ALA militare che la distingue da quelle sportive dotate di HAND DEPLOY ed unica maniglia che -in caso di malfunzionamento del paracadute principale- stacca l'ALA ed apre il paracadute d'emergenza.

l' HAND DEPLOY è un piccolo "paracadutino" stivato ripiegato a livello cosciale alto,che lo SKYDIVER letteralmente estrae e lancia nel flusso d'aria per andare in APERTURA, evitando il "vuoto" (bruttissima parola ma indicativa) che spesso si crea sulla
schiena dello skydiver in TCL e che impedisce la presa d'aria del pilotino e quindi apertura di quello principale.

ovviamente nel lancio vincolato con il paracadute classico a calotta,il problema non si pone neppure..

a proposito,gli INC del 9° potrebbero lanciarsi usando anche solo un ombrellone da spiaggia ripiegandolo dopo con il sistema PROPACK...

tratto dalla pagina facebook di DEFCON

- INCURSORI

- COL MOSCHIN

- ITALCON BEIRUT

- TCL

 

CONTRACTORS by CARLO BIFFANI...

CONTRACTORS by CARLO BIFFANI... - DEFCON

"Si è concluso con la condanna ad un ergastolo ed altre pene pari a trenta anni di reclusione, il processo ai danni di quattro operatori di una compagnia militare privata americana, la ormai estinta Blackwater, per crimini commessi durante la loro permanenza a Baghdad.
Nel giorno in cui ricorre il barbaro assassinio di Fabrizio Quattrocchi, il private security contractors italiano ucciso a sangue freddo da miliziani irakeni, esempio di dignità e di senso dell’onore e per questo motivo insignito della Medaglia d’oro al Valore, questa notizia ci da modo di provare a raccontare cosa significhi fare questo lavoro e come si viveva in quei giorni a Baghdad.
Personalmente ho sempre cercato di tenermi alla larga dall’immagine e dallo stereotipo del soldato privato barbuto e super accessoriato tanto cara agli operatori di quella PMC (Private Military Company) e così diffusa in certe aree del mondo. Ho fatto del basso profilo un dogma e forse, se ad oggi ho avuto la possibilità di tornare a casa e raccontarla, lo devo in egual misura alla fortuna, alla preparazione, ed anche a questo tipo di approccio. Posto che allo stato attuale, in alcuni paesi Iraq compreso, i governi locali hanno imposto una serie di standard riguardanti le dotazioni, le regole di ingaggio, l’abbigliamento ed il modus operandi quanto mai restrittivi e diametralmente opposti allo stereotipo di cui sopra, per capire come sia arrivati al fatto che compagnie come quella in oggetto avessero così tanto spazio in quello scenario e per comprendere come fosse possibile che fosse loro lasciato un così ampio margine di manovra bisogna anche calarsi nella realtà irakena di quel periodo, realtà che era fatta di attacchi quotidiani a convogli che trasportavano merci, carburanti, o medicinali, convogli scortati sempre da dispositivi forniti da società di sicurezza privata. Le autovetture che aprivano e chiudevano il convoglio avevano bene in vista cartelli in due lingue nelle quali si invitavano gli autisti dei mezzi che precedevano o seguivano il dispositivo nel traffico cittadino, a rimanere a debita distanza, perché frequentissimi erano i casi di attacchi con armi da fuoco o peggio ancora con auto bomba guidate da kamikaze od ancora a mezzo di ordigni improvvisati piazzati lungo i percorsi. Io stesso in prossimità dell’aeroporto della capitale irakena, fui testimone di un attacco ai danni di un convoglio di cisterne che trasportavano carburante ed in uno dei miei periodi di permanenza in quel paese, fu registrato un attacco ad un dispositivo di sicurezza privata di una compagnia inglese che rimase bloccato nel traffico in un rondò ed ebbe numerosi morti, feriti e sequestrati dopo aver dovuto sostenere un conflitto a fuoco durato decine di minuti. Insomma, non è che tirasse proprio una bellissima aria.
Tutto questo per spiegare che i Private Security Contarctors, che non erano in quel caso e non sono mai, dei mercenari, trovandosi non a combattere per un esercito straniero ma unicamente a difendere interessi di società, di ONG, di compagnie di comunicazione, cercando di fare in modo che i medici, gli infermieri i cooperanti, i dipendenti ed i manager di queste società possano non correre il rischio di venire uccisi o sequestrati, durante la loro permanenza in quelle aree, non erano particolarmente popolari ed amati tra le fila degli insorgenti ed operavano in un clima di palese ostilità e di evidente pericolo. Essere vigili, guardinghi e diffidenti è spesso in contesti simili, l’unico modo per assicurarsi un viaggio di ritorno, da vivi.
Tutto ciò premesso, ho sempre percepito da parte dei signori che appartenevano a quella specifica società militare privata, un atteggiamento di superiorità, quasi di diffidenza verso chiunque non facesse parte della loro famiglia e non operasse secondo i loro standard o seguendo le loro metodologie. “Abbraccia alberi” era il modo nel quale definivano ed etichettavano, spesso schernendo, chi non avesse il loro stesso piglio ed operasse con modalità diverse dalle loro.
Sono passati dieci anni e più da quei giorni del 2004 ed ancora adesso migliaia di operatori della sicurezza privata, si impegnano, lontani dagli affetti e dalle famiglie, spesso sistemati in condizioni davvero disagiate, svolgendo un incarico che permette agli altri di avere acqua da bere, di ricevere medicinali, di portare avanti progetti umanitari, di impedire che ingegneri, medici o tecnici vengano sequestrati ed ahimè uccisi dai nuovi protagonisti del terrore globalizzato. Si tratta di professionisti che vivono queste privazioni e situazioni in Iraq, Libia, Afghanistan, Egitto, Nigeria, solo per citare alcuni paesi e che si impegnano con entusiasmo e dedizione, operatori questi che sarebbe davvero ingiusto accomunare a chi si è reso protagonista di azioni odiose od al variegato mondo del mercenariato.
Raccontare che si tratti di mercenari assetati di soldi facili e sangue significherebbe mentire e non rendere onore a delle figure senza le quali la presenza di persone che aiutano e supportano le popolazioni locali affamate e disperate non sarebbe in molti casi possibile. Confondere queste figure, indispensabili al fine dell’uscita da situazioni di emergenza, con quelle che vivono esperienze in paesi in guerra od in situazioni post conflitto, solo per il brivido dell’avventura sarebbe davvero ingiusto, ma per rispetto della verità, non si può non riconoscere che una società come Blackwater, si muoveva in un contesto e con modalità davvero fuori dal controllo. Se ci si volesse cimentare sui motivi per i quali si è arrivati ad una siffatta “parcellizzazione” dei servizi collegati alla fornitura di personale impiegato in teatri operativi, da parte di strutture private impegnate in attività così, come dire, in “punta di lancia” si potrebbe iniziare dalla semplice considerazione relativa al fatto che impiegare operatori privati in armi costa a volte meno che impiegarne di pubblici ed espone meno un governo, nel momento in cui a questi operatori fosse eventualmente chiesto di svolgere attività cosiddette “border line”. Basti pensare che alla società in questione, convenne ad un certo punto cambiare nome e ricominciare con una veste completamente rinnovata, tale era il livello di esposizione relativo ad incidenti ed a attività potenzialmente “critiche” al quale erano sottoposti o nelle quali erano impegnati. Potremmo forse dire che se all’inizio si era pensato che non avesse senso portare in teatro un determinato numero di soldati e poi doverne destinare un terzo anziché al combattimento, alla effettuazione dei servizi di guardia e di controllo degli accesi alle basi, si è poi, in alcuni casi, passati da questo approccio, al chiedere ad alcune società di effettuare attività davvero spinte, quali la ricerca e la cattura di terroristi e di nemici in territorio ostile, cosa davvero diversa.
In conclusione si tratta di argomenti complessi e di dinamiche non sempre chiare che coinvolgono società che in alcuni casi hanno più di 120 uffici nel mondo e che producono bilanci a nove zeri. Mantenere alta la guardia, senza cadere nel vizio del pregiudizio, ci sembra doveroso, tanto quanto operare i dovuti distinguo."

* riprendiamo questo bell'articolo dalla interessante pagina facebook della SCG di Carlo Biffani.

Carlo Biffani,già Ufficiale Parà Folgore,è stato uno dei primi ad operare in Iraq,più di dieci anni fa ormai.

tratto dalla pagina facebook di DEFCON

- BLACKWATER

- CONTRACTORS

- PMC

- OPERAZIONI FUORI AREA

 

UN MERCENARIO ITALIANO...

UN MERCENARIO ITALIANO... - DEFCON

" invece sono andato in giro per il mondo e adesso sto crepando quaggiù nel basso Congo"

un Mercenario vero.

Tullio Moneta,Istriano di Fiume classe 1937 (qui in una suggestiva foto d'epoca terzo a destra) in Congo ha combattuto (ed anche altrove) ma è ancora vivo e vegeto con il suo carico di testimonianze che sono state anche raccolte in un libro, intitolato appunto Mercenario:

"un giorno ci trovammo davnti a suore missionarie violentate dai Simba (i seguaci di Patrice Lumumba di ispirazione marxista) tutte in stato interessante; a salvarle era stata lo loro conoscenza della medicina;non si salvarono purtroppo dei caschi blu dell'Onu che come è noto furono trucidati e poi mangiati".

al soldo del mitico ex Ufficiale Britannico della 2GM MIKE HOARE, Tullio Moneta non avendo fatto il servizio militare,prima di essere inquadrato nel 5° Commando fu spedito tra i Parà Belgi per l'addestramento;

lì conobbe il perchè del nick "MAD" affibbiato a M.HOARE (mad significa pazzo)...per punire un giovane sudafricano (un vero e proprio atleta competitivo) avendo questo violentato una Congolese,gli sparò sugli alluci dei piedi in modo da non farlo correre più.

con passaporto Sudafricano questo mercenario italiano sembra rispecchiare in pieno i versi sopra riportati tratti dalla canzone "il mercenario di Lucera" specie quando ritrova gli amici di un tempo nelle Marche,ove la sua famiglia si era trasferita dopo l'esodo forzato alla fine della 2GM:

mentre molti di questi hanno fatto una onesta e proba vita come quel signore della canzone (con le rate,la seicento,panciotto e doppiomento) lui nuotava in piscina con NELSON MANDELA, quando era ancora vivo, essendogli vicino di casa in Sudafrica dove tuttora abita...

 

tratto dalla pagina facebook di DEFCON

- MERCENARI

- KATANGA

- BOB DENARD

- MIKE MAD HOARE